A Como il tempo sembra essere passato molto più velocemente del previsto.

Dieci anni fa affrontava la quarta serie. Oggi il Sinigaglia accoglie il calcio europeo e, dopo il 4-1 rifilato al Lipsia all’esordio, il Como ha già dimostrato di non voler vivere questa avventura da semplice comparsa.

Al centro di questa trasformazione c’è Cesc Fabregas.

È lui l’uomo che ha dato un’identità al progetto. Un percorso iniziato dalla panchina e culminato, la scorsa stagione, con il quarto posto in Serie A. Il secondo allenatore più giovane del campionato, diventato il volto di una squadra capace di conquistare per la prima volta nella sua storia l’Europa che conta.

Il presidente Suwarso lo ha definito il Johan Cruyff del Como. Un paragone pesante, ma che racconta bene l’ambizione del progetto: costruire una filosofia, non soltanto una squadra. 

E allora il sogno comincia ad allargarsi. Non soltanto in Europa, ma anche in Italia. Perché il Como guarda alla parte alta della classifica e prova a capire fin dove può spingersi.

C’è però un dettaglio che racconta un’altra faccia del progetto: contro il Lipsia, nessun italiano nell’undici titolare. Una lacuna che la società ha provato a colmare in estate con gli arrivi di Moise Kean e Samuele Ricci, due volti nuovi chiamati a entrare progressivamente nel calcio di Fàbregas.

Intanto, sul Lago, è già iniziato il conto alla rovescia per una notte ancora più speciale: il 21 ottobre arriverà il Manchester United.

E allora ci saranno le celebrità, i riflettori, i posti vip. Ma soprattutto ci saranno quei tifosi che ricordano quando sugli spalti del Sinigaglia c’erano spazi vuoti e il futuro sembrava tutt’altro che luminoso.

Oggi quegli stessi tifosi possono sedersi in prima fila e guardare il Como affrontare il Manchester United.

Dieci anni dopo la Serie D, il sogno non ha ancora trovato il suo limite.

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